7 miti sul web marketing radicati e che devono esser superati | Web In Fermento

7 miti sul Web Marketing radicati e che devono esser superatiMARIA PIA DE MARZO 320 post26 APRILE 2018 / 034102001  sharesApprodare nel mondo del web sembra una strada obbligata per chiunque. Radicata è l’idea che non esserci significhi lasciare uno spazio inesplorato, lasciare la propria voce inascoltata in un contesto in cui tutti dialogano. In più c’è la consapevolezza che il web sia tra i più importanti media.Tutto questo è valido per l’utente comune, ma è ancor più vero per le aziende che sentono sempre più forte la necessità di abbracciare il digital per commercializzare i propri prodotti. Ed è in questo contesto che nasce l’esigenza di investire, o di cercare un figura che si occupi della realizzazione della presenza online e successiva sua gestione.Il problema del digital, dal punto di vista prettamente promozionale, è l’improvvisazione che nasce dalla consapevolezza di avere tutti gli strumenti in mano (e talvolta anche l’intelletto) per poter fare da solo, o affidarsi a parentele varie. Ma siamo tutti consapevoli che non basta questo per (soprav)vivere nel digital.Gli strumenti si sono evoluti, con l’utente, e le strategie sono cambiate. Facebook non è rimasto sempre lo stesso, Google cambia a ritmo settimanale, i siti web hanno bisogno di molte attenzioni per funzionare, i blog funzionano se li si usano correttamente. La conclusione è che non si può mai essere esperti, in un mondo così in evoluzione.Da questa riflessione nasce l’idea di raccogliere i miti sul web marketing da sfatare. Diffusi principalmente da chi fa un utilizzo “leggero” degli strumenti, un utilizzo non corretto degli strumenti digital genera disaffezione, dettata dall’assenza di risultato, fa maturare una consapevolezza di non ottenere alcun vantaggio dal digital, fino ad arrivare all’abbandono.Vediamoli.Indice dei contenuti1. Un prodotto casalingo è equivalente ad uno sartoriale2. Meglio aprire tutti i profili social, per salvare il nome dell’azienda3. Facebook, basta per vendere4. Schedulare non serve5. Non c’è bisogno di grandi budget per grandi risultati6. Il blog funziona, ma solo in determinati settori7. Assenza di tempo1. Un prodotto casalingo è equivalente ad uno sartorialePartendo dal presupposto che un prodotto casalingo potrà avere, in potenza, le stesse funzioni (forse) di uno professionale, ad esempio potremo definire “sito” un prodotto che ha la funzione di comunicare un qualcosa in una url proprietaria, tuttavia la differenza lo fa l’efficacia, decretata dallo studio fatto alla base della sua realizzazione. Di solito su un progetto casalingo ci lavora un un’unica persona, che fa un po’ tutto – si occupa di copy, di siti web, di gestione social e di SEO – ma umanamente avere molte skill significa non eccellere in nessuna di essa.La forza lavoro che c’è dietro un progetto web è la ragione che spiega la differenza rispetto a quello sartoriale. In un prodotto web professionale, in una gestione o nell’attuazione di attività SEO o qualsiasi altro servizio si costruisca la presenza digital di un brand, sono sempre coinvolte più persone che hanno delle specifiche competenze messe a disposizione (ai massimi livelli) per ottenere il miglior risultato ad elevata qualità, molto distinguibile rispetto all’amatoriale.

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